Evgeny Voytsekhovsky e Pavel Stotsko, come molte coppie gay, si sono sposate in Danimarca. Ritornando in Russia gli sposi si sono presentati all’ufficio di stato civile di Mosca con uno scopo ben preciso: chiedere la registrazione del matrimonio celebrato all’estero. La coppia era pronta a ricevere risposta negativa, invece il funzionario ha iscritto i coniugi nell’apposito registro senza batter ciglio lasciando increduli i due richiedenti. Forse tutti non sanno che la legge russa riconosce (o perlomeno dovrebbe farlo) i matrimoni regolarmente celebrati all’estero ad eccezione delle unioni tra consanguinei. Inoltre lo statuto in vigore nel Paese che riguarda il matrimonio in territorio straniero non menziona nello specifico che la coppia che fa richiesta di registrazione nella terra d’origine deve essere composta da persone di sesso opposto, di conseguenza l’impiegato applicando semplicemente la legge (con coraggio, non dimentichiamocelo) ha creato un precedente. Secondo l’articolo 14 del Codice della famiglia, la Federazione Russa riconosce i matrimoni registrati in altri Paesi a patto che non entrino in conflitto con le restrizioni elencate nello stesso articolo: i coniugi devono essere pienamente capaci d’intendere e volere, non devono sposarsi con un familiare stretto, non devono essere già sposati e non devono essere minori. Tenendo conto che Pavel ed Evgeniy avevano tutti i requisiti richiesti da quello specifico codice, il loro status familiare in Russia non poteva essere negato proprio perché tale matrimonio registrato legalmente in altri Paesi era perfettamente in linea con quanto richiesto e riconosciuto dalle autorità russe (anche se la legislazione nazionale non autorizza i matrimoni tra coppie gay). L’informazione ha fatto immediatamente il giro del mondo e a promuoverla sono stati i diretti interessati. Come? Rendendo pubblica la notizia attraverso l’emittente indipendente Dozhd TV, che ha invitato i novelli consorti a raccontare il loro caso in diretta. “Non lo abbiamo fatto solo per noi – ammette Pavel – ma per tutti gli omosessuali che hanno paura di mostrarsi in pubblico”. Ovviamente la comunicazione non è di certo passata inosservata e nemmeno 24 ore dopo, come testimoniano i due ragazzi, la polizia avrebbe fatto irruzione nel loro appartamento minacciandoli e accusandoli di aver manomesso i documenti. Secondo la confessione dei due giovani, gli agenti avrebbero bloccato l’appartamento in cui vivevano impedendo l’ingresso a tutti gli amici e gli attivisti che si recavano a sostenere la coppia. Solo quando le forze dell’ordine sono venute in possesso, con la violenza, della copia originale dell’atto sono andate via, ma prima però avrebbero intimato i giovani a non uscire mai e poi mai dalla loro abitazione perché non sarebbero stati in grado di salvaguardare la loro incolumità, anzi… La sera stessa, con la complicità di alcuni amici, i due uomini hanno dovuto lasciare la loro terra perché minacciati ripetutamente di morte.
Non è andata bene nemmeno al funzionario: licenziato in tronco e molto probabilmente anche la legge sul riconoscimento dei matrimoni all’estero subirà alcuni divieti specifici.
La Russian Lgbt Network, un’organizzazione interregionale per i diritti umani non governativa che promuove la parità di diritti e il rispetto della dignità umana, attraverso un comunicato stampa ha fatto sapere di avere un video che testimonierebbe l’intero accaduto e punta il dito contro le agenzie di applicazione della legge in quanto non solo non svolgerebbero il loro lavoro di protezione quando a richiederlo sono persone appartenenti alla comunità rainbow, ma in tal caso sono i primi a muovere violenza fisica e verbale contro questa minoranza aizzando anche la popolazione a fare altrettanto. Se fosse vero, la Russian Lgbt Network avrebbe in mano delle registrazioni compromettenti che potrebbero essere utilizzate come prova inconfutabile in un processo.







